C’è una scena che si ripete puntuale ogni sabato e domenica mattina, al primo rettilineo fuori dal garage o al casello autostradale: bikers che iniziano a fare uno “zigzag” frenetico da una parte all’altra della carreggiata, convinti che questo basti a portare rapidamente le gomme alla temperatura ideale di esercizio.
Ma è davvero questo il modo corretto per scaldare gli pneumatici prima di affrontare un itinerario di curve? Spoiler: assolutamente no. Anzi, in molti casi è un’abitudine inutile e persino pericolosa.
Portare la mescola nella corretta “finestra termica” è fondamentale per la sicurezza attiva, per garantire il grip in piega e per evitare usure anomale o scivolate improvvise nei primi chilometri. Vediamo come funziona davvero la fisica degli pneumatici da moto e come scaldarli in modo professionale.
Il grande mito da sfatare: perché lo zigzag non funziona
L’idea dello zigzag nasce dall’osservazione dei giri di ricognizione in Formula 1 o in MotoGP. Trasferire questa pratica sulla strada aperta, però, presenta tre problemi enormi:
- Carico verticale insufficiente: a velocità stradale (40-60 km/h), lo zigzag muove la moto ma non genera l’attrito e la deformazione della carcassa necessari per scaldare la mescola.
- Si piega con la gomma ancora fredda: oscillare bruscamente la moto porta a contatto con l’asfalto la mescola fredda e rigida proprio sulla spalla, cioè nella zona di piega dove il grip è più basso.
- Rischio di perdita di aderenza improvvisa: se l’asfalto presenta pulviscolo, umidità o brecciolino, lo zigzag aumenta il rischio di perdere l’anteriore o il posteriore senza preavviso.
Come si scalda davvero una gomma da moto
La chiave non è la forza centripeta delle curve, ma la deformazione della carcassa e l’attrito longitudinale. La gomma si scalda dall’interno verso l’esterno grazie alle continue flessioni della sua struttura (tele e cintura d’acciaio).
Ecco la procedura corretta, passo dopo passo.
1. Accelerazioni e frenate longitudinali (la tecnica corretta)
Il metodo più rapido ed efficace per trasferire calore alla carcassa è lavorare lungo l’asse dritto della moto: in rettilineo e in totale sicurezza, alterna frenate decise e progressive con il freno anteriore (senza inchiodare) ad accelerazioni vigorose.
Perché funziona: la frenata carica il peso sull’anteriore, schiacciando la carcassa dello pneumatico contro l’asfalto; l’accelerazione fa lo stesso sul posteriore. È proprio questa flessione meccanica a scaldare la mescola dall’interno.
2. Sfrutta i primi 5-10 chilometri
Nei primi minuti di guida mantieni un’andatura fluida ed evita pieghe estreme fin da subito. Guida in modo progressivo, aumentando gradualmente l’angolo di piega curva dopo curva: così il calore generato al centro dello pneumatico si propaga per conduzione anche verso le spalle esterne.
3. Attenzione alla pressione a freddo
Una gomma sgonfia si scalda prima perché si deforma di più, ma lavora male e surriscalda la carcassa. Una gomma troppo gonfia, al contrario, non si deforma a sufficienza e non raggiunge mai la temperatura corretta. Controlla sempre la pressione a freddo rispettando i valori indicati dal costruttore del veicolo o dello pneumatico.
Gomme stradali vs gomme inserite/sportive: tempi di riscaldamento
Non tutte le gomme si scaldano alla stessa velocità: la composizione della mescola (silice, nerofumo, polimeri) cambia radicalmente i tempi.
| Tipologia gomma | Tempo indicativo di riscaldamento | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Touring / Sport-Touring | 3-5 km | Ricche di silice, entrano in temperatura quasi subito anche con freddo o bagnato |
| Hypersport / Stradali sportive | 8-12 km | Richiedono un’andatura vivace e trasferimenti di carico continui per entrare nella finestra termica |
| Trackday / Inserite (semi-slick) | Solo con termocoperte | Non adatte all’uso stradale a freddo: senza termocoperte rischiano lo strappo della mescola (cold tear) |
I consigli di JoBiKer
Ragazzi, la temperatura della gomma è la prima garanzia per tornare a casa col sorriso e senza brutte sorprese.
Un dettaglio che molti trascurano durante i giri del weekend è la sosta al bar o al passo montano: quando vi fermate 30-40 minuti per un caffè o un panino, la gomma torna completamente fredda, specie se c’è vento o l’asfalto è fresco. Quando ripartite, soprattutto in discesa, non riprendete subito a ritmi da qualifica: applicate di nuovo la regola delle frenate e accelerazioni in rettilineo per 3-4 chilometri, prima di tornare ad affondare le pieghe.
👉 Guida Jobiker: Confronto Pneumatici Sport-Touring Moto: Guida alla scelta della gomma totale
Il verdetto: Biker vs Joker
🧠 Il consiglio del Biker
“Dal punto di vista fisico, il calore all’interno dell’elastomero si genera per isteresi meccanica: la continua deformazione della carcassa sotto carico vettoriale — il trasferimento di peso longitudinale in decelerazione e in trazione — converte energia meccanica in energia termica. Lo zigzag, al contrario, genera sollecitazioni di taglio ridotte e non uniformi sulla spalla del battistrada, aumentando il rischio di perdita d’aderenza per scorrimento viscoso su una mescola ancora sotto la temperatura di transizione vetrosa. Mantenete una guida progressiva per i primi 5-8 km.”
🃏 L’uscita del Joker
“Basta con ‘sto ballo del qua-qua a 40 all’ora sul primo rettilineo, sembrate un gatto che caccia le mosche! Il Joker ve lo dice come sta: volete scaldare le gomme? Rettilineo libero, due pinzate decise davanti per caricare la forcella, due manate di gas per far lavorare il posteriore, e in tre chilometri la gomma è calda e appiccicosa come un chewing-gum sull’asfalto d’agosto! Poi si va tra le curve, ginocchio fuori e gas a martello!”
E tu, come ti comporti nei primi chilometri dell’uscita? Sei un fan dello zigzag o preferisci la tecnica delle frenate in rettilineo? Raccontacelo nei commenti qui sotto!









Comments 1